giovedì, 28 Maggio, 2020
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Coronavirus. Rezza (I.S.S.). Fare ancora sacrifici. Al Sud il pericolo non è ancora scampato


Agenpress – “Quanto manca all’alba? Mi sembra che i segnali positivi da qualche giorno comincino ad esserci. Stanno diminuendo i numeri per quanto riguarda i casi, soprattutto se andiamo a vedere il numero di casi per data di comparsa dei sintomi. Abbiamo una diminuzione del numero riproduttivo che ci dice quando si stia trasmettendo l’infezione e c’è una minor pressione sugli ospedali delle zone colpite. Qualche segnale di ottimismo potrebbe anche esserci, ma bisogna continuare a tenere alta la guardia, a fare sacrifici, almeno per un po’. Almeno fino a Pasqua bisogna aspettare per vedere se questo trend si consolida e poi riuscire a capire che tipo di misure bisogna prendere per riaprire gradualmente almeno un po’ l’Italia”.

Così Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sugli studi secondo i quali ci sarebbero dieci milioni di persone immuni in Italia: “Questa è una cosa che nessuno sa. Addirittura uno studio dell’Imperial College, che io pensavo fossero dei matematici piuttosto seri, stimano circa dieci milioni di persone immuni in Italia. Non so come escano fuori questi numeri. Anche i modelli possono sbagliare. Pensare che il dieci percento della popolazione italiana si sia già infettata è veramente improbabile. Io dico magari. Vorrebbe dire che moltissima gente si è infettata senza saperlo e quindi per il virus la vita diventerebbe più dura. Io non credo però che le cose stiano così e solo gli studi di sieroprevalenza ben fatti potrebbero dirci la verità”.

Sulle ipotesi legate al giorno del contagio zero: “Contagio zero entro i primi di maggio? Questa ipotesi è il risultato di un modello che per quanto possa essere serio non so se tiene conto del fatto che il virus potrebbe continuare a circolare nei nostri paesi con focolai epidemici che scoppierebbero di volta in volta. Sarebbe bello arrivare a casi zero, ma non credo che questo sia uno scenario plausibile. Mi sembra troppo ottimistico”.

Sul motivo della letalità maggiore del Coronavirus in Italia e in Lombardia rispetto ad altre zone: “L’inquinamento atmosferico fattore da tenere in considerazione? No, questa mi sembra veramente teoria. La verità è che noi abbiamo una popolazione molto anziana, con tante patologie di base, per cui purtroppo va più facilmente incontro ad un esito in fausto. Poi certamente gli ospedali sono sotto stress, sopratutto in Lombardia, ed è naturale che non tutti possono andare in ospedale in tempi moto rapidi e questo può comportare un ulteriore aumento del tasso di letalità. Ma la Lombardia ha un sistema ospedaliero molto forte, molto più forte di quello di altre regioni italiane, e gli operatori sanitari hanno fatto un grande sforzo per assicurare al maggior numero di persone la migliore assistenza”.

 

Sull’impatto del virus al sud: “Pericolo scampato? Non sarà mai scampato finché non avremo vaccinato la gran parte delle persone. E il vaccino non è ancora disponibile. E non lo sarà per mesi. Abbiamo però una finestra di opportunità per intervenire al sud. Questo vuol dire prepararci ad identificare prontamente tutti i casi, rintracciare i controlli, contenere eventuali focolai che scoppino”.

 

Questione tamponi: “Vanno fatti in maniera mirata alle persone che hanno sintomi. Purtroppo a volte si arriva tardi a fare  tamponi a queste persone. Abbiamo avuto un problema che riguarda i reagenti. Per cui c’è un problema di fattibilità a fare i tamponi a più persone, soprattutto agli asintomatici. Soprattutto è un problema di fattibilità quello del limitato numero di tamponi. E poi bisogna fare i tamponi in maniera mirata, non si può pensare di testare tutta la popolazione. Anche perché oggi potrei risultare negativo al test. E domani invece essere positivo”.

 

Sui farmaci efficaci: “Mi auguro si trovino, arrivino, però aspetto di vedere soprattutto quelli che sono i risultati delle prove sperimentali per valutarne l’efficacia. Per ora non abbiamo ancora risultati da studi sperimentali controllati circa l’efficacia di certi trattamenti”.

 

Sul ritorno alla normalità: “E’ presto per fare previsioni. Fino a Pasqua probabilmente ci terremo questi provvedimenti, nel frattempo si comincerà a pensare a come, se e quando riaprire gradualmente le attività, in modo particolare quelle produttive. Sappiamo già da ore che bisognerà farlo in sicurezza. La fine di queste misure così stringenti non sarà un tana libera tutti. Dovremo essere avveduti e prudenti”.

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