Milano. Comunità Ebraica condanna rapimento Eitan. Giudice Pavia stabilì divieto espatrio

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AgenPress – “Nessuno si aspettava una cosa del genere, siamo rimasti tutti scioccati”, ha detto Milo Hasbani, presidente della comunità ebraica di Milano. Con entrambe le famiglie, sia quella materna che paterna del bambino, “ci siamo fatti gli auguri di buon anno la settimana scorsa, in occasione del capodanno ebraico”. La zia paterna, che aveva la custodia legale di Eitan, “mi ha raccontato che si preparavano per il rientro a scuola”, invece ieri il bambino è stato portato in Israele dal nonno materno e la procura ha aperto un fascicolo per sequestro di persona. La comunità ebraica, ha concluso Hasbani, “ha sempre rispettato le decisioni del giudice che ha dato l’affido alla zia” paterna.  Infine, Hasbani ha espresso una dura condanna “nei confronti di questo gravissimo atto che viola le leggi italiane ed internazionali”. L’augurio – ha concluso –  è che la vicenda si risolva nel più breve tempo possibile nella direzione dell’ottemperanza della decisione del Tribunale dei minori”. Il Tribunale di Pavia, che nei mesi scorsi aveva confermato la nomina della zia paterna Aya Biran come tutrice legale di Eitan, e  aveva stabilito anche, con un provvedimento dell’11 agosto scorso, che il piccolo non poteva “espatriare” se non “accompagnato dalla tutrice” o con l’autorizzazione della stessa. Un divieto di espatrio che valeva sia nel caso fosse stato presentato per lui un passaporto italiano che per quello israeliano. E questo “ordine” del giudice, “violato” dalla famiglia materna del bambino, come ha chiarito l’avvocato Cristina Pagni, che assiste sul fronte civile Aya Biran, su decisione dello stesso Tribunale era stato inoltrato “alla Questura e alla Prefettura di Pavia” per “essere inserito – come si legge nel provvedimento – nelle banche dati delle forze dell’ordine preposte ai controlli in uscita dal territorio” italiano. Un ordine che, come fa notare il legale, non è servito perché è stato violato dal nonno, assieme forse ad altre persone. Si è trattato, dunque, di un “trasferimento illecito”. A inizio agosto, poi, lo stesso giudice aveva disposto la “restituzione” del passaporto israeliano del bimbo da parte della famiglia materna che avrebbe dovuto consegnarlo “alla tutrice” entro il 30 agosto. Cosa non avvenuta. “Il passaporto era in mano a Shmuel Peleg – ha detto il legale – per ragioni poco chiare”. L’avvocato Pagni ha spiegato che di ciò che è accaduto ieri è stata informata anche la Procura dei minori di Milano. E ha annunciato che domani i legali incontreranno “il giudice tutelare a Pavia per attivare la Convenzione internazionale dell’Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori”. ]]>

Redazione
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