Marò. Massimiliano Latorre fa causa allo Stato e chiede i danni. Rinviato in India dove “ho rischiato la pena di morte”

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AgenPress – Massimiliano Latorre vuole portare lo Stato italiano in Tribunale per chiedere i danni di quanto patito durante la nota e lunghissima vicenda che lo ha visto coinvolto con il collega fuciliere della Marina, Salvatore Girone.

Latorre chiede un risarcimento danni per i 106 giorni di prigionia “per avere rischiato la pena di morte” in India,  per non aver potuto fare carriera, mettere su famiglia e per diversi altri motivi. A difendere il militare, tuttora in Marina, sono gli avvocati Fabio Anselmo, già legale della famiglia Cucchi, e Silvia Galeone.

Latorre, così come anche Girone, lamentano il fatto di essere stati rispediti in India dopo la famosa licenza in Italia. Un gesto che sarebbe potuto costare loro la pena di morte e che costò a Latorre un gravissimo ictus.

Per il momento è in corso all’Ordine degli avvocati di Roma la mediazione che precede obbligatoriamente le cause civili. Ma presto potrebbe arrivare anche un’altra causa, da parte dell’altro marò Salvatore Girone. “Abbiamo scritto una lettera alla Marina chiedendo di riparare al sacrificio patito da Girone, con toni amichevoli – spiega il suo avvocato, Enrico Loasses –, ma è arrivata una risposta negativa di una sola riga. Ora stiamo valutando”.

Latorre insieme a Girone furono accusati dell‘omicidio di due pescatori indiani nel febbraio del 2012 al largo delle coste del Kerala, nell’India sud-occidentale.

Il 15 febbraio 2012 la petroliera Enrica Lexie battente bandiera italiana si trovava a circa 20 miglia nautiche dalle coste del Kerala, in India, nel tratto che collega Galle (Sri Lanka) a Gibuti.

A bordo c’erano 34 persone tra cui 6 fucilieri di marina. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, rispettivamente capo di prima classe e secondo capo, si trovavano a bordo.

Alle 16:30 l’Enrica Lexie incrociò il peschereccio St. Antony a bordo del quale si trovavano due pescatori indiani Ajeesh Pink e Valentine Jelastine.

I marò a bordo dell’Enrica Lexie credettero di trovarsi sotto un attacco pirata e per questo spararono contro il peschereccio. Pink e Jelastine persero la vita.

Il 17 febbraio la nave italiana fu messa in stato di fermo e due giorni dopo, il 19 febbraio 2012 Massimiliano Latorre e Salvatore Girone furono arrestati.

Al momento si discute di una possibile mediazione tra le parti. Qual è la posizione del governo? L’Avvocatura dello Stato, che rappresenta il nostro Paese, non sembra essere ben disposta. L’Italia, ricorda l’Avvocatura, ha affrontato enormi spese per far seguire il complesso caso a un team internazionali di legali, oltre ad aver dato un consistente indennizzo (40 milioni di rupie, pari a 500mila euro) alle famiglie delle due vittime. 

Edmondo Cirielli, neoviceministro degli Esteri, ha presentato una proposta di legge per istituire una commissione di inchiesta sul caso dei due marò. “È una vecchia battaglia di FdI”, ha spiegato Cirielli, ricordando “la restituzione dei nostri militari all’India, nonostante rischiassero la pena di morte, e le dimissioni il ministro degli Esteri, Giulio Terzi in segno di protesta”.

 

 

 

 

 

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