Luigi di Maio si autocandida a inviato speciale Ue, 12mila al mese. Gasparri, non è espressione del governo

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AgenPress – La candidatura dell’ex ministro Luigi Di Maio alla carica di inviato speciale dell’Ue per il Golfo Persico non riguarda una proposta a livello governativo, bensì è autonoma e indipendente come quelle di tutti gli altri candidati, sulla base di quanto stabilito dalle procedure europee. Le candidature sono infatti libere e su base volontaria come si apprende dalla piattaforma europea.

L’ex capo della Farnesina, infatti, è stato designato il migliore tra i quattro candidati a Bruxelles, battendo Markos Kyprianou, Jan Kubis e Dimitris Avramopoulos.

Successivamente i candidati vengono esaminati da una Commissione tecnica e indipendente che indica la propria scelta all’Alto rappresentante Ue per la Politica estera. Quindi un iter diverso dalle nomine politiche che riguardano ad esempio incarichi come i Commissari europei.

L’indennità per il ruolo che andrà a ricoprire prevede lo status di diplomatico con relativi passaporto e immunità, oltre a un compenso di circa 12 mila euro netti al mese. Soldi che sono sottoposti alla tassazione agevolata Ue, oltre alla copertura di tutte le spese, staff compreso.

Sulla vicenda si esprime Maurizio Gasparri. “Ho molto apprezzato la presa di posizione del governo Meloni in merito alla designazione di Luigi Di Maio per un incarico da parte dell’Unione Europea. Sono intervenuto più volte sul tema e prendo atto con grande soddisfazione che il vice presidente del Consiglio Tajani ha dichiarato che «non è la proposta di questo governo, ma di quello precedente”.

Come era chiaro si è trattato di un’iniziativa del governo Draghi-Di Maio. Ovvero Di Maio, che era Ministro degli Esteri nel governo Draghi, ha designato se stesso per l’incarico di inviato speciale che deve essere assegnato dall’Unione Europea”.

“Un gravissimo conflitto di interesse in cui un esponente del governo designa se stesso alla vigilia della certa sconfitta elettorale al fine di avere una poltrona. In pratica Di Maio, nato come grillino anticasta, si fa casta fino alle estreme conseguenze. Sapendo di scomparire dalla scena politica, infatti non è stato eletto e il suo movimento non ha raggiunto il quorum, avrebbe fatto in modo di assicurarsi un prestigioso incarico utilizzando a tal fine la carica che ricopriva e che certamente avrebbe perso. Una condotta sconcertante. E non l’unica. Ci occuperemo anche del caso Taverna. Bene ha fatto l’attuale governo a prendere le distanze da una vicenda sconcertante e da una designazione fatta da un esecutivo che non c’è più. A questo punto le autorità europee non possono non prendere atto che l’attuale governo, legittima espressione della volontà elettorale, non ha in alcun modo designato Luigi Di Maio. E la presa di distanza dei vertici dall’attuale esecutivo dovrebbe indurre all’archiviazione di una proposta priva peraltro di quei requisiti di competenza e di adeguatezza indispensabili. I grillini super casta che si designano da soli ad incarichi di grande rilevanza costituiscono un ulteriore scandalo. Plaudo all’attuale governo e alla sua presa di posizione e attendo atti conseguenti da parte delle autorità europee, che non possono ignorare quanto più volte dichiarato da chi oggi legittimamente guida l’Italia”.

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